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Aggiornato al 25/06/2017

Nell’arte contemporanea la regina è l’Idea.

22/11/2013

 

Si parla tanto di tecnica. Io parlerei di idee.
Fino ai primi anni del Novecento la tecnica era fondamentale. La tecnica era il “mestiere”. Quando però, passati i primi anni di quel secolo, ci troviamo in un museo, incollati davanti a un Manzoni a caso,  Merda d’artista, la tecnica va a farsi benedire e il pensiero rincorre l’idea della presa in giro.  Oggi, quello che conta, nell’arte, come nel cinema piuttosto che nella pubblicità o nella moda, non è saper fare, avere la tecnica, l’importante è saper pensare, avere l’idea giusta prima degli altri e nel momento giusto. Esistono persone che tecnicamente sanno eseguire in modo ineguagliabile quello che altri pensano ma non sanno realizzare. Le idee, quando sono nuove e vitali, sono più scomode di un golfino di cachemere, ma sono anche quelle che fanno sì che una società non invecchi, ma perpetui una crescita rigogliosa.

Prendiamo, per esempio, il Taglio sulla tela di Lucio Fontana. Cos’è ? Un gesto della mano, una trovata bislacca e banale, o un capolavoro d’arte? Visti i risultati sicuramente un capolavoro. Perché l’opera d’arte non è solo meticolosità e ricerca della perfezione tecnica, ma è anche azione, follia, visione, gioco, scherzo, tutti elementi che come le azioni faticose e difficili, spesso noiose, fanno parte della vita. Bisogna uscire dallo stereotipo per cui l’arte è solo ciò che rappresenta fedelmente la realtà, o che comunque è accademica e perfetta. L’arte contemporanea deve recare con sé l’idea, quell’idea che diventa strumento e ci aiuta a riflettere sul nostro presente, e come stimolo a comprendere che solo l’eseguire bene e secondo i canoni del passato un’opera, non bastano ad accompagnarci ad una riflessione sul nostro futuro.

Siamo in una società che considera arte programmi televisivi che hanno come ospiti persone con un quoziente intellettivo inferiore a quello di una lumaca, foto che trasformano una coscia di pollo con contorno di patate in un capolavoro di alta cucina; come allora dire che il Taglio di Fontana non sia arte? L’arte fin dall’antichità, ci spinge a pensare, a meditare, sulla nostra contemporaneità e sulla nostra società, ed è facile rimanere un po’ perplessi davanti a quadri che non si riesce a decifrare. La reazione è quella di essere irritati.

Bisogna andare oltre, immaginare, sognare. C’è un pittore, Robert Ryman, che dipinge tele con campiture solo bianche, il vuoto, il nulla. E’ arte che si basa sull’idea, non sulla tecnica. E’ questo il passo in più che dobbiamo fare. Nel passato era fondamentale la tecnica, nelle botteghe gli allievi seguivano e imitavano il maestro. Oggi questo non è più possibile, non si sarebbe più dei veri artisti se si facessero delle copie.

Questo artista ha dipinto il vuoto, si potrebbe anche dipingere, per esempio un altro concetto astratto, la tristezza. Una volta questo era impensabile, nessuno l’ha mai dipinta. Ora lo si può fare. Potreste obiettare che un quadro tutto bianco non può essere un’opera d’arte. Certo, può sembrare così, mio figlio mi direbbe che sarebbe in grado di farlo anche lui. E qui si inciampa: ma a voi, è per caso venuto in mente di realizzarlo ? Avete mai pensato che quando non pensate a nulla e fissate il vuoto, in fondo, fissate uno spazio “bianco”?
Davanti alle sue tele ci si sente liberi di poter immaginare tutto quello che vogliamo, e il compito principale dell’arte dovrebbe essere quello di farci sentire liberi. Quindi concludo che non tutti siamo in grado di realizzare quello che a prima vista ci appare banale e senza significato.

Ma l’arte con tutti i capolavori che ci regala oggi, ieri, e nel futuro, è presente proprio per ricordarci che a noi neppure è venuto in mente di realizzarla. Certo, la tela bianca di Ryman o il taglio di Fontana ci può irritare o sembrare una presa in giro, ma non è così. Vi faccio un esempio, immaginate di salire su di una corriera affollata con un posto libero, vuoto… bianco. Pensateci bene: quel bianco che sembrava banale e stupido diventa importante. Si è trascesa la realtà, ha provocato delle emozioni, ecco perché chi riesce in questo assurge all’Olimpo dei grandi artisti.

 

Comments

o   Norberto Gavioli

22/11/2013 at 10:20

 

L’opera d’arte è un catalizzatore, attiva un contatto tra coscienza e parti profonde dell’anima. Solleva coperchi posati su mondi interiori inesplorati o dei quali si è perso il ricordo. Non tutti al suo cospetto hanno lo stesso tipo di reazione, e questo la rende ancor più comunicativa, al di là delle intenzioni dell’artefice. L’opera è immemore, sopravvive alla mano che la crea, è un figlio, “una freccia scagliata verso il futuro”, come direbbe un famoso saggio.

 

o   Eugenia Bitsani

22/11/2013 at 13:04

 

complimenti, mi piace molto l’approccio sociale dell’arte vista da un artista, sicuramente prima di tutto ai tutti i campi è l’idea ma nell’arte bisogna anche la fantasia e il talento e secondo me anche il sogno e la volonta di creare “il duente” come si dice in Spagna e il “pathos” come si dice in Grecia. Purtroppo oggi tutto è un comercio della cultura materiale l’arte anche, e molti credono che con la tecnica e l’aiuto di tecnologia fanno arte…. ma non è così per niente..

 

o   Clara Schilirò

23/11/2013 at 02:01

 

Grazie Emanuela Silvestri per questo l’articolo,mi è piaciuto molto e lo condivido su Facebook. Coincidenza vuole che sono tornata a Milano, la città in cui sono nata, poco tempo fa ed ho finalmente ammirato con occhi da turista, gli stessi che avevo da bambina, quei luoghi percorsi e attraversati più e più volte da adulta, ma con sguardo spento e con la testa piena di nebbia. Ho finalmente ritrovato quell’atmosfera magica e pura del Duomo imbiancato di luce dorata, bellissimo, nudo e imponente, pronto ad abbracciare il cielo con le sue guglie,una perla brillante e senza veli color cenere, dovuti ai lunghi restauri. Così ho camminato in galleria e sono entrata in piazza della Scala e lì, grazie ad una mia carissima amica, ho scoperto il museo di arte contemporanea, Cantiere del ’900, un vero e proprio laboratorio di ricerca, di idee, di sperimentazioni , di esperienze tattili, visive ed emotive. Un luogo di ricerca e di catarsi,di una Bellezza unica e inaspettata. In un palazzo magnifico, racchiuse nel suo cuore maestoso, tra antichi sportelli bancari e stupendi soffitti che fanno entrare l’azzurro ovunque, anche quando non c’è, sono esposti tesori preziosi e di grande valore, per chi li sa apprezzare. Sono le opere delle collezioni di Intesa SanPaolo, con i quadri di Lucio Fontana, Alberto Burri, Bruno Munari (con positivo-negativo giallo-rosso e con l’astrattismo e la nascita del MAC per ricercare la sintesi delle arti), di Reggiani, Veronesi e tanti altri artisti contemporanei. Il tempo tiranno non mi ha fatto vedere le sculture e l’ultimo capolavoro del Canova, ma io tornerò presto a fare un altro giro.
L’arte contemporanea è uno spazio informale, un luogo ricco di idee, dove il segno e l’immagine sono all’origine la stessa cosa che la coscienza rivolge in direzioni diverse, dove le azioni, le tracce, le impronte,l’espressione della purezza della luce, dello spazio totale diventano idee, ricerca di significato, di un senso profondo, un processo operativo,un’azione dell’autore, come in Piero Manzoni e Giuseppe Capogrossi, dove quasi la pittura diventa scrittura. Ecco queste opere viste da vicino, con il cuore, mi hanno fatto penetrare nello spazio illimitato, in un universo eterno ed in quello atomico, mi hanno aiutato a riflettere, a sognare, a pensare all’inconscio, a guardare più a fondo il presente, ad immaginare il futuro e a creare nuove forme e dimensioni. Sì, l’idea nell’arte è fondamentale, seguita da azioni, così come in tutte le cose della vita. I “concetti spaziali”, come chiama Fontana i suoi quadri, sono un modo per esprimere e documentare l’idea; i tagli di Fontana sono i più famosi e discussi, ma il vuoto in uno spazio bianco è silenzio e in musica J. Cage dedica 4’33”minuti al silenzio, perché il silenzio amplifica altri suoni, li fa vibrare, è materia sonora, ma lui è il primo ad avere l’idea di ascoltare e far suonare il silenzio. Ecco perché l’idea innovatrice è importante. Ho trovato che l’opera di Fontana “Luna a Venezia” è stupendo e sicuramente mi sarà molto utile nel mio lavoro nella scuola dell’Infanzia, dove stiamo facendo un viaggio fantastico nello spazio infinito e nell’opera d’arte; così come ho trovato interessanti le spirali di Roberto Crippa o le tele di Guido Biasi , con forme che si disintegrano e diventano quelle di un universo atomico. Lo stupore degli effetti ottici ricercati da Landi ed i vari materiali e colori utilizzati sembrano magie, follie, fantascienza. Concordo con voi, pertanto, e penso che qualsiasi forma artistica crea emozione,un’emozione trasmessa, ricevuta, donata. L’arte necessita di vari ingredienti che, se ben miscelati, creano dunque la differenza che mette l’uomo in connessione con il mondo: fantasia, curiosità, talento, colore, silenzio, sensibilità, desiderio di esplorare, di comunicare e di esprimersi, volontà, passione, idee, creatività, ispirazione, aspirazione, voglia di futuro, sono gli elementi indispensabili per creare arte e per diffondere Bellezza, etica e cultura! Clara

 

o   Paolo la Bella

27/11/2013 at 13:58

 

complimenti anche se non sono un uomo d’arte ho capito molto bene il suo punto di vista e concordo assolutamente almeno posso dire che mi ha cambiato la mia prospettiva.

 

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Inserito il:26/11/2014 12:44:22
Ultimo aggiornamento:04/12/2014 09:49:26

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