RIFLESSIONI 2026
7 febbraio 2026 Giacomo D. Ghidelli
In riferimento alla bocciatura della formulazione del quesito referendario,
bisogna proprio dire che per De Tommaso i magistrati indipendenti sono soltanto quelli di destra: gli altri dovrebbero essere silenziati in quanto – essendo di sinistra – la loro indispensabile terziarietà sarebbe incrinata. Avendo tempo e voglia, ci sarebbe da discutere…
7 febbraio 2026 Achille De Tommaso
Quesito referendario manipolato dalla sinistra; imparzialità e la ragione in più per votare SÌ
Va ribadito con chiarezza: la composizione dell’Ufficio elettorale presso la Corte di Cassazione non è politica, né per legge potrebbe esserlo. È un organo tecnico-giurisdizionale, formato da magistrati chiamati a garantire la correttezza formale e la neutralità del procedimento referendario. Proprio per questo, ciò che è accaduto non può essere liquidato come irrilevante.
Nel collegio che ha deciso di modificare il quesito, rendendolo meno immediato e più ambiguo rispetto alla versione originaria, sedevano infatti magistrati con un profilo politicamente marcato a sinistra. Tra questi Donatella Ferranti, già parlamentare del Partito Democratico fino al 2018, e Alfredo Guardiano, che ha assunto un ruolo pubblico in un’iniziativa apertamente schierata per il “no”. Anche se formalmente legittima, una simile coincidenza incrina l’indispensabile percezione di terzietà.
Ed è qui che il tema smette di essere solo procedurale e diventa politico nel senso più alto. Questo episodio rafforza le ragioni del SÌ, non le indebolisce. Votare SÌ significa anche infatti affermare un principio: la magistratura deve essere indipendente non solo dai governi, ma da qualunque area politica, senza zone grigie, senza commistioni, senza ambiguità, senza correnti.
Quando decisioni che incidono direttamente sulla volontà popolare vengono prese in un contesto percepito come politicizzato, cresce il bisogno di una riforma che separi in modo netto giustizia e politica.
Il SÌ, oggi, diventa quindi anche un voto di garanzia istituzionale: per restituire credibilità agli organi di garanzia, per rafforzare la fiducia dei cittadini e per riaffermare che la sovranità popolare non può essere filtrata, corretta o “interpretata” da chi, per ruolo e storia, non appare realmente distante dal conflitto politico.
7 febbraio 2026 Pietro Bordoli
La felicità degli atleti olimpici
Ieri sera mi sono visto tutta la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026.
Come commentavamo questa mattina con un amico, sicuramente molto bene organizzata e televisivamente ottimamente presentata (unica vera sbavatura, a mio avviso personale, le tre figure dei compositori italiani con le teste in cartone, più degne di una carnevalata di dubbio gusto che della importanza della serata).
A parte la riuscita scenografia, ciò che mi ha tenuto incollato allo schermo è stata soprattutto la sfilata degli atleti e la loro contentezza di rappresentare la propria nazione, tutti accomunati da uno stato di felicità che traspariva dai loro sguardi, risate, sorrisi, passi di danza, davvero sincero e non recitato a favore delle riprese televisive.
Come non pensare purtroppo a quanti giovani della loro età stanno invece perdendo la vita nei diversi orrendi conflitti che ancora oggi affliggono il mondo.
Come non pensare a tutti i giovani russi e ucraini uccisi in quattro anni di una guerra assurda che ha impedito ai giovani russi di essere presenti ieri sera come quelli di tutti gli altri Paesi.
P.S. Per eventuali commenti o nuove Riflessioni inviare il testo (breve) a redazione@nelfuturo.com

