Immagine realizzata con strumenti di Intelligenza Artificiale
Zio Donald 3 - Il G20 di casa loro
E’ caos vero!
di Davide Torrielli
La grande villa della famiglia americana era più caotica che mai. Dopo il fallito tentativo di Donald di conquistare il cortile dei vicini e la costruzione della rampa di lancio di Elon, una nuova tempesta si abbatté sulla casa.
Questa volta, però, il problema era più grande del solito: la famiglia aveva deciso di ospitare una riunione speciale. Qualcuno, per errore, aveva scritto sull’invito “G20”, e ora tutti i parenti più strambi del mondo stavano arrivando in massa.
I primi a presentarsi furono torero Sancez, che parlava sempre di economia anche mentre ordinava un caffè, e Cugino Makrò, che si dava arie da leader ma nessuno lo ascoltava.
Il secondo si divertiva a far correre il primo con una stola rossa.
“Bonjooour, cugini!” esclamò Makrò, lanciando un bacio nell’aria. “Ho portato delle riforme straordinarie!”
Donald lo guardò sospettoso. “Per caso riguardano le tasse? Perché se è così, puoi anche tornartene in Francia.”
Makrò tossicchiò e si fece da parte.
Poi arrivò il cuginetto inglese, elegantissimo, che camminava come se fosse il padrone del mondo. “Salve, parenti! Spero che abbiate preparato del tè inglese, altrimenti sarò costretto a dichiarare il Brexit anche dalla vostra casa.”
Kamala, già esasperata, gli lanciò uno sguardo di fuoco. “Se non vuoi bere il nostro caffè, puoi anche tornartene nel Regno Unito, grazie.”
Poco dopo, un gruppo chiassoso si affacciò dal vialetto. Zio Lula dal Brasile era in sandali, con un sigaro enorme, mentre Cugino Modi dall’India distribuiva spezie e voleva convincere tutti a praticare lo yoga.
Ma il vero momento clou arrivò quando Zio Vlad e Cugino Zel si trovarono faccia a faccia.
“Tu qui?!” sbottò Zel, mentre il suo chihuahua, addestrato a mordere diplomaticamente, ringhiava.
Vlad, impassibile, sorrise. “Tranquillo, nipotino. Io sono qui solo per discutere pacificamente... e magari ridisegnare qualche confine.”
A quel punto, Donald si mise in mezzo. “Ehi, ehi! Qui l’unico che può ridisegnare confini sono io! Se non vi comportate bene, vi faccio dormire in cantina.”
Elon rideva di gusto: “ora vado di là e stacco la wifi così vi fottete”.
Da sinistra partì un gancio alla mascella da parte di Donald: “statte buono tu che altrimenti le tue tesla le uso come materiale di risulta”.
La cena era servita da Cameriera Meloni, che si aggirava nervosa tra i tavoli.
“Va bene, va bene, però che nessuno mi venga a dire che qui non c’è sovranità alimentare!” brontolò, mentre distribuiva piatti di pasta con nomi ridicolmente patriottici.
Ursula, la vicina impicciona, osservava tutto da dietro la finestra con il binocolo. “Se fanno troppo rumore, li denuncio tutti!” borbottava, già con il telefono in mano per chiamare il consiglio di quartiere. Non invitata, moriva di invidia!
Nel frattempo, Elon, che si era autoproclamato “Segretario della Tecnologia”, fece partire un drone sopra la tavolata, trasmettendo tutto in diretta su X.
“Signori, oggi lanciamo ufficialmente il primo ‘G20 su Marte’! Il biglietto costa solo 10 miliardi di dollari!”
Donald batté le mani. “Bravo, Elon! Finalmente un evento con i biglietti a pagamento! Però voglio il mio nome sulla navicella.”
Ad un certo punto, mentre tutti litigavano su chi dovesse sedersi vicino a Nonno Joe (che nel frattempo stava dormendo con la testa nel piatto), scoppiò il vero problema: Zio Vlad aveva portato il suo orso ammaestrato e questo, in un attimo di fame, si lanciò sulla tavola.
“Nooo! Il mio risotto sovranista!!” urlò Cameriera Meloni, cercando di salvare il piatto.
“Attenzione! È un’invasione!” gridò Zel, saltando sulla sedia con la sua bandierina in mano.
Donald, per nulla spaventato, si mise le mani sui fianchi. “Se il tuo orso tocca il mio hamburger, ci sarà una guerra totale!”
A quel punto, Ursula decise di intervenire. “Basta! Queste riunioni sono un disastro! Io proporrò nuove regole per i quartieri: niente più orsi, niente più Elon Musk, niente più invasioni di cortili e soprattutto niente più Donald!”
Ci fu un attimo di silenzio. Poi, Donald scoppiò a ridere. “Ah ah! Scommetto che la prossima volta inviti anche la Cina a questa riunione, vero?”
Proprio in quel momento, il telefono squillò. Kamala rispose e sbiancò.
“Ehm… in effetti… sta arrivando Cugino Xi.”
Donald scappò via urlando che andava a fare la doccia ed a profumarsi.
Ursula con un gesto consumato si sfilò il reggiseno.
Vlad diede uno schiaffone all’indiano che si stava abboffando di caviale e gli strappò il piatto: “questo lo conserviamo per il mio miglior amico dagli occhi a mandorla”.
Donna Meloni intanto estraeva il folletto per tentare di riordinare e prepararsi. Tutti cercavano di ricomporsi in un brusio generale.
In un attimo di silenzio il cellulare della Meloni squillò ed in videochiamata comparve Sergio Matty: ”dove cavolo sei? Qui tutti ti cercano e quando ci sono problemi tu sparisci!”
“settete bau bau”, fece Vlad da dietro la Meloni che staccò subito la linea.
“gomg, gong, tutti si voltarono verso la porta.
…..