Angelo Barile (Torino, 1960 - ) - La caduta degli dei - Olio su tela
La caduta degli dei
di Ruggero Cerizza
Assistendo alla sarabanda di commenti, più o meno dotti e raffinati, espressi dai “grandi sconfitti” dell’ultima tornata elettorale non ho colto nessuno che si sia almeno posto le tre seguenti domande “terra terra”:
come mai le forze politiche che hanno gestito il paese gli ultimi otto anni, potendo contare sulla Presidenza della Repubblica (Napolitano prima e Mattarella, poi), sulla Presidenza del Senato e della Camera, sul Governo, su una solida maggioranza parlamentare, su tutti i grand commis nominati, con l’appoggio esplicito ed apertamente manifesto di tutte le televisioni nazionali (RAI, Mediaset, Sky, La7), di tutti i giornali nazionali più autorevoli (Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, Avvenire), del Mondo Cattolico, di Confindustria, della Magistratura, del Mondo dello Spettacolo, del Mondo della Cultura, del Mondo Accademico, del Mondo dello Sport, sono riusciti a perdere le elezioni in maniera così brutale?
Seconda domanda
Come mai quando gli elettori votavano per le forze politiche giuste erano informati, acculturati, civicamente ben educati, lungimiranti, cosmopoliti, e invece quando buona parte delle stesse persone hanno deciso di votare le forze politiche sbagliate, di colpo sono diventati incompetenti, ignoranti, buzzurri, fascisti, retrogradi, omofobi, xenofobi?
Terza domanda
Malgrado tutte le grandi riforme e gli epocali interventi vantati e strombazzati, come la legge Fornero, le clausole di salvaguardia, l’incremento delle entrate fiscali dirette ed indirette, il controllo sull’uso del contante, la pletora di nuove incombenze burocratiche legate alla lotta contro l’evasione, l‘illuminata gestione dei flussi migratori, le riforme del lavoro, della scuola, della pubblica amministrazione, del sistema parlamentare (poi bocciata dal referendum), la nuova legge elettorale, il salvataggio delle banche, bonus e contributi a pioggia volti a incentivare i consumi e la produzione, ecc.
come mai dopo ben otto anni di amministrazione della cosa pubblica
ci troviamo ancora con un disavanzo di bilancio stabilmente intorno al 3%, spesso grazie ad acrobatici interventi ragionieristici (il pareggio fu l’obbiettivo dichiarato per il 2013), con un debito pubblico salito pericolosamente in termini di stock e in percentuale, con un PIL che cresce meno della media UE, con una disoccupazione sopra la media europea (con situazioni allarmanti per i giovani), con il numero di anni medi di lavoro per un lavoratore, uomo e donna, italiano ancora abbondantemente sotto la media europea, con un sistema burocratico che soffoca le aziende, ecc.?
In conclusione, le forze politiche emergenti non sono state avvantaggiate da supporter autorevoli e dalla loro clacque; le persone che si sono recate alle urne ad esprimere il loro dissenso sono le stesse che diedero il loro assenso in precedenza; i risultati mirabolanti, alla prova dei fatti, non si sono rivelati tali, tant’è che la situazione lasciata in eredità è peggiore di quella di partenza.
Di fronte a queste tre semplici domande la risposta che mi viene spontanea è:
l’indirizzo ed il metodo sinora adottato non si è dimostrato efficace
Siccome sono convinto che la precedente risposta sia corretta, mi auguro sinceramente che i nuovi governanti cambino effettivamente registro, nell’attesa fiduciosa di poterne misurare effetti e risultati.