Aggiornato al 29/03/2025

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Voltaire

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Usa-Russia, la grande svolta senza Europa

di Vincenzo Rampolla

 

Tramite i contatti con la CE, è stato possibile accedere a estratti e commenti del recente incontro telefonico Putin-Trump. Sono corredati da dichiarazioni di Pete Hegseth, neo Ministro Difesa Usa durante la riunione a Bruxelles del Gruppo di contatto Nato del 14 febbraio 2025, riservata all’Ucraina. È difesa e sostenuta con attrezzature militari e coordinando mensilmente le donazioni di aiuti militari. Assemblea presieduta da John Healey, Segretario della Difesa UK, presenti i delegati di 50 Paesi, 18 extra Nato.

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Piovono inaspettate le ultime notizie sulla guerra in Ucraina e sui rapporti Usa-Russia.  Hanno segnato un’improvvisa svolta. Decisiva, storica. Donald Trump ha parlato con Vladimir Putin per 90 minuti, hanno trattato vari temi tra cui AI, petrolio, dollaro, bitcoin. Ucraina, naturalmente. Al momento l’obiettivo è stato di fissare un incontro tra i due, forse in Arabia Saudita, forse nelle prossime 2 - 3 settimane, per spedire prima Trump in visita a Mosca e poi Putin ospite a Washington. Si è anche parlato di Iran. Si tratta dunque di un notevole faccia a faccia diplomatico, inaugurato con il rilascio di 2 prigionieri. Fa parte del rituale, non fiori, ma gangster. Gli Usa hanno richiesto il rilascio di un carcerato, promesso da Trump alla madre in campagna elettorale; la Russia ha ricevuto un russo, entrambi accusati di traffico di dossier segreti. Spie.

È un primo segnale importante, seguito da cordiali parole di Trump verso i russi; nello scambio sono stati estremamente aperti, estremamente disponibili nella trattativa e estremamente leali. Pare che tra le due nazioni sia sbocciato il disgelo. Che i due leader si parlino è un evento di altissima risonanza, un gigantesco passo avanti, drastico cambio rispetto alla politica Usa, da Clinton a Biden. Il dialogo è diretto, unicamente tra Putin e Trump. L’Ucraina è esclusa, come l’EU e gli europei. Sarebbero tutti d’intralcio, votati a inquinare la trattativa. Obiettivi incompatibili.

Durante la riunione Nato del Gruppo di contatto, Pete Hegseth, neo-Ministro della difesa Usa, ha lanciato una serie di messaggi di massima importanti, strettamente legati a questo primo colloquio Trump-Putin. In quella riunione, la prima presieduta da John Healey, Segretario alla Difesa UK, Pete Hegseth ha confermato l’impegno annunciato da Trump per una fine diplomatica della guerra a Kyiv il più rapidamente possibile. 

Estratti dell’intervento di Pete Hegseth, neo-Ministro Difesa Usa.

Il Presidente Trump è stato chiaro con gli americani e con molti dei vostri leader sul fatto che fermare i combattimenti e raggiungere una pace duratura sia una priorità assoluta. Intende porre fine a questa guerra tramite la diplomazia e portare sia la Russia che l’Ucraina al tavolo delle trattative. Il Dipartimento della Difesa Usa aiuterà a raggiungere questo obiettivo.
Desideriamo, come voi, un’Ucraina sovrana e prospera, ma dobbiamo iniziare riconoscendo che tornare ai confini dell’Ucraina pre-2014 è utopistico. Gli Usa dubitano che l’adesione dell’Ucraina alla Nato sia un risultato realistico di un accordo negoziato.
Salvaguardare la sicurezza europea deve essere un imperativo per i membri europei della Nato. Nel suo ambito, l’EU deve fornire la quota prevalente di aiuti futuri all’Ucraina. Parte di questo consiste nel dire francamente che questa minaccia possa essere affrontata solo spendendo di più per la difesa. Il 2% non è sufficiente. Il Presidente Trump ha chiesto il 5%. E io sono d’accordo.
Siamo qui oggi anche per esprimere in modo diretto e inequivocabile che le dure realtà strategiche impediscono agli Usa di concentrarsi principalmente sulla sicurezza dell’Europa. Nelle mie prime settimane da Segretario della Difesa, abbiamo visto favorevoli segni che l’Europa vede questa minaccia, comprende cosa deve essere fatto e si sta impegnando nel compito. Ad esempio, la Svezia ha da poco annunciato il suo più consistente pacchetto di aiuti. Li applaudiamo per l’impegno di $1.2 Mld in munizioni e altro materiale. La Polonia sta già spendendo il 5% del PIL per la difesa, modello che il continente deve emulare. Altri 14 Paesi stanno co-guidando coalizioni per aumentare le rispettive capacità. […] Sono primi passi. Piuttosto, la nostra relazione darà priorità a potenziare l’EU e che si assuma l’onere della sua sicurezza.

Chiusura con intervento di John Healey, Segretario alla Difesa, Regno Unito.

Sentiamo il vostro impegno verso la NATO, verso l’Articolo Cinque, verso un’Ucraina sovrana e verso il vostro partenariato di difesa con l’Europa. Sentiamo anche le vostre preoccupazioni. Per quanto riguarda il sostegno all’Ucraina, ci siamo e ci saremo. Così per la sicurezza europea, ci siamo e ci saremo. E ha appena parlato di pace attraverso la forza. Siamo qui in 50 nazioni forti. Tutti determinati a porre fine alla guerra di Putin. A farlo insieme. Abbiamo molto lavoro da fare. Chiederò ora ai media di uscire.

Che cosa cambia nel futuro. Intervento secco e estremamente chiaro. Uno sfacciato battere cassa e una serie di colpi bassi alla Nato. Primo colpo: l’Ucraina non entrerà nella Nato. Mai, almeno finché Trump resterà alla Presidenza. Il secondo, se mai i francesi volessero mandare le loro truppe in Ucraina, come dichiarato di voler fare e se anche gli inglesi volessero impegnare le loro truppe a sostenere l’Ucraina per altri 100 anni, lo facciano pure. Saranno da soli. Gli Usa non interverranno, non li finanzieranno. Sarà considerata un’attività esterna alla Nato. Hegseth ha ribadito che gli Usa non finanziano più la Nato in modo massiccio, anzi verseranno una quota decisamente minoritaria, obbligando tutti gli stati EU a aumentare radicalmente i finanziamenti. Impossibile nelle attuali condizioni economiche.

Trump ha più volte ribadito che vuole che il Nord America sia presidiato integralmente e unicamente dagli Usa, è quindi plausibile che i russi chiedano una presenza importante in Europa come garanzia militare e che i cinesi vogliano aree nel Pacifico sotto il loro controllo. Su quello dovranno trovare un accordo con gli Usa.

Il terzo colpo stende l’avversario. È evidente che si sciolgono i problemi che aveva creato ai russi la paura di avere la Nato sotto casa e che se gli Usa intendono disinvestire sull’Europa, gli europei oggi non sono assolutamente in grado di difendersi né lo saranno fra 10 anni. Si impone trovare una collaborazione tra russi e americani che congiuntamente garantiscano la sicurezza militare Europa. Questa pare essere la via corretta, direzione dalla quale gli europei verranno esclusi perché finora la posizione di gran parte dei Governi EU è di proseguire nel conflitto. È un colpo jab che sfonda nel futuro della Nato. Non è forse Ursula von der Leyen che vagheggia di creare una mini Nato nell’EU … con che capitali, soldati, armamenti?

Oggi di fatto la Russia non costituisce più un rischio per l’Europa.  Si è scatenata in Ucraina perché non poteva fare altrimenti. Per le trattative con i russi, in sostituzione del generale Keith Kellogg è spuntato Steve Witkoff, gagliardo civile, 67 anni, giocatore di golf e amico di Trump dagli ’80, miliardario immobiliarista di NY. È l’artefice della trattativa di rilascio ostaggi di Gaza, e per dirla tutta, è l’ebreo che al rifiuto di BiBi di dargli udienza perché era di Shabbat, giorno sacro dedicato alla Thorà, per 3 ore lo ha inchiodato di brutto alla Knesset, fino a concludere. Piccoli segreti della diplomazia. E Steve è legato agli incontri con i russi che vedranno Trump in Arabia Saudita. Trump ha giurato che vuole farsi restituire tutti i soldi che sono stati spesi in Ucraina, $300 Mld, e l’Ucraina è impotente, ma i russi potrebbero dargli una mano. Trump vuole mettere le mani sui minerali rari ucraini, in pratica indisponibili perché in 75 anni il Paese non ha mai investito un cent nelle estrazioni. Ora se i russi sono coinvolti e motivati a sviluppare un’industria su un territorio in parte già occupato da loro, potrebbero dare agli Usa l’accesso ai giacimenti e a prezzo di favore, Trump potrebbe barattare e recuperare.

Va detto che Putin giubila per i cambiamenti in corso, tenendo Macron o Starmer fuori dal giro, ficcanaso che potrebbero nuocere. A differenza di Putin e Xi Jinping che hanno avuto almeno 20 anni per modellare e temprare Russia e Cina, a Trump restano 4 anni.  Deve muoversi molto rapidamente, rivoluzionando e travolgendo la situazione interna, obiettivo primario. In caso contrario, che potrà combinare sul fronte internazionale? Assolutamente nulla.

È ormai chiarissimo che in Europa trama ancora una forte componente di élite politica che vuole continuare la guerra in Ucraina, UK tra i primi, mentre venti contrari iniziano a soffiare sulla mutazione politica in vari Paesi EU. In un recente incontro in Spagna, Marine Le Pen, Matteo Salvini, Orban e i leader della cosiddetta estrema destra dei Paesi Bassi hanno avviato una politica europea alternativa. Ursula von del Leyen, Virgo fidelis, angelica sacerdotessa di direttive e leggi, uscirebbe malconcia da tale operazione, insieme a Macron, birillo manovrato dalla consorte milionaria, insieme a Starmer, fragile burattino dell’english power e insieme a Scholz, per i tarli della nuova coalizione semaforo che subentrano all’ammuffito impianto tedesco. Dov’è finita la grande Germania? Sì, ha un disperato bisogno di riattivare i contatti con la Russia, per salvarsi l’industria, e cerca energia a basso costo ripristinando il NordStream-2 e alle spalle spuntano anche i danesi: vogliono dare ai russi l’accesso a NordStream-2, per riparare la condotta danneggiata da una misteriosa esplosione. E l’Italia, pizza e Sanremo? La Meloni, svicola dagli impegni parlamentari e si rifugia sulle coste libiche e albanesi. Ursula, offesa o bugiarda che fingendosi tradita dalla Meloni, la abbandona al suo ambiguo rapporto privilegiato con Trump, sua unica interlocutrice con l’EU. Ianua coeli e rea di doppio gioco con la maschera europea ad oltranza. L’Italia? Macché Italia, estromessa. Non le basta il Vaticano?  

Per i russi la questione più importante è una pace duratura e definitiva, obiettivo ribadito anche da Trump. A Putin non interessa un cessate il fuoco, né una situazione stile Corea con una linea di divisione tra Ucraina Est e Ovest, neppure un’area demilitarizzata. Ha altro a cui pensare, ha un rapporto in evoluzione con la Cina, vuole svilupparsi verso l’Oriente e vendere gas e petrolio all’EU, cosa che continua comunque a fare e a prezzi maggiorati. Non vuole restare in Europa imbalsamato dalle sanzioni, dall’inflazione, dall’autarchia. E Trump gli fa eco: Per noi l’Europa è un’area strategica solo per il fatto che dobbiamo garantire un equilibrio di forze con la Russia, in modo tale che noi e i russi ci sentiamo tranquilli. Più chiaro di così.

Ala fine, che interessa a Trump? Dice tutta una serie di cose assolutamente incredibili e che cambia nel tempo. Servono per rassicurare l’elettorato del fatto che lui c’è, che si da da fare. Trump non va mai preso alla lettera, va però sempre preso sul serio. Di quello che dice gran parte è rumore. Serve per creare confusione e non far capire esattamente dove vuole andare. La sua ambiguità strategica è non far mai capire esattamente dove vuole andare a parare. È e sarà così, perché lui stesso non ha le idee molto chiare sui prossimi passi. Quali passi? Deve imparare il mestiere. Deve sondare il terreno, vedere quanto l’economia interna può reggere, fin dove riesce ad arrivare con i suoi progetti, considerando che ci saranno limiti di esecuzione da parte delle risorse interne e ostacoli posti da avversari esterni. Un mare di fattori. Trump dice una cosa e spesso ne fa un’altra, perciò è meglio osservare quello che fa e non badare a quello che dice.

A guerre finite, chi sarà a decidere il futuro? Putin, Trump? Sì, loro. Soltanto loro. Chi altro? Forse Pechino. Che coincidenza! Nel 4-11 febbraio di 80 anni fa, ricordo Yalta, in Crimea, dove Usa, Russia e UK, tre potenze in guerra vi hanno deciso le sorti del mondo, attribuendosi precise zone di influenza. Non credo alle coincidenze. Grande tributo di sangue dell’Urss, superiore a 26 M di morti. Per fare un confronto, i caduti Usa in Europa furono 180.000 e quelli britannici 330.000.

4 mesi prima di Yalta, il 9 ottobre 1944 in un incontro a Mosca fra Churchill e Stalin, il famoso incontro delle percentuali, si sono definite le aree di influenza. Stalin con la fedele matita blu vergò sulla cartina un vistoso D’accordo! Churchill gli disse: Non può sembrare troppo cinico prendere con eccessiva leggerezza questi fatti così importanti per milioni di persone? Stalin lo incitò a strappare la cartina. Lui se ne fregava dei morti, mirava a crearsi un’ampia fascia di territori tra il Baltico e il Mediterraneo, una cintura di sicurezza imperiale per l’Urss. Putin, non si sarà per caso ispirato al suo maestro? Churchill intendeva mantenere un equilibrio di potenza in Europa, in linea con la simpatia britannica per un’Europa non dominata da un’unica potenza. E a Roosevelt?  Non interessava nulla. Per lui l’accordo non aveva alcun valore, privo di ogni legittimazione formale. Fu una vera e propria pre-conferenza della pace. Grande disegno, una spartizione dell'Europa, ma si raggiunsero compromessi che avrebbero dovuto dar vita a un nuovo sistema internazionale basato sul multilateralismo e sui principi della Carta Atlantica.

Ci fu in seguito la Guerra fredda, causata non dagli accordi di Yalta, ma dal loro mancato rispetto. Erano nazioni in guerra che si riappacificavano. Oggi, non di nemici si parla, ma di avversari in un duello di potere, di due nazioni che giocano al monòpoli della geopolitica, sfiorando la guerra. Caduta l’utopia comunista, scomparso il sol dell’avvenire, con che rimpiazzarli? Nel rispetto della logica e della verità, a scaldare gli animi subentra il ritrovato nazionalismo, più o meno viscido e aggressivo secondo i Paesi, certificato da altre guerre in ex Jugoslavia e ex Urss, fino alla crisi Ucraina del 2014. Chi deciderà ora? Ci sarà un terzo accanto ai due leader? Dov’è finita la sedia per l’Europa? Che peso ha nel decidere il futuro dell’Ucraina? Non è una Nazione europea? Chi conterà i morti? Macilenta, povera e indebitata, fragile e invecchiata, impotente e esclusa, alla ricerca dell’infuso per rianimarsi e rifiorire, l’EU si eclissa, destinata a sopravvivere. È la sfida di oggi. Libertà e democrazia, antichi farmaci oggi scaduti, sacchi infangati che galleggiano vuoti, fanno brillare gli occhi di speranze.

Vanno riempiti. Da chi? Con che cosa? Potere e benessere, avidità e ignoranza, amore e cultura?

(consultazione:   r.mazzoni - feb 14, 2025; r.morozzo della rocca, osservatore romano - febbraio 2025)

 

Inserito il:17/02/2025 17:00:08
Ultimo aggiornamento:17/02/2025 18:12:05
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