Aggiornato al 28/03/2025

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Jacques Louis David - (1793) - Morte di Marat

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La Rivoluzione Francese (11) - Il Terrore

di Mauro Lanzi

 

La caduta della Gironda e la conseguente eliminazione dei moderati dalla scena politica lascia il potere nelle mani degli estremisti, inizia il periodo detto del “Terrore”.

Oggi le parole terrorismo e terroristi sono entrate, purtroppo, nell’uso comune; pochi sanno però che queste espressioni hanno un’origine ben precisa, derivano da un periodo della Rivoluzione Francese in cui si governò col terrore e “terroristi” furono definiti i protagonisti di quel periodo.  Al Terrore, ovvero al governo col terrore, si arrivò per gradi, progressivamente in relazione alla gravità della situazione interna, soprattutto, ed ai confini. Il primo passo verso questa forma di governo era stata l’insurrezione della Vandea, il secondo fu l’insurrezione Girondina.

L’eliminazione della Gironda dalla Convenzione non poteva restare senza conseguenze, non poteva condurre che alla guerra civile; Robespierre ne era cosciente, ma non riteneva che la via di una mediazione, come proposto da alcuni deputati del centro e dallo stesso Danton, fosse la soluzione del problema; in una sua nota diffusa ai Giacobini ed alla Convenzione dichiarava “I pericoli interni provengono dai borghesi, per vincere i borghesi bisogna arruolare il popolo…Essi hanno trionfato a Marsiglia, a Bordeaux, a Lione. Avrebbero trionfato anche a Parigi senza l’insurrezione attuale! Bisogna che l’insurrezione continui…”. Robespierre proclama la lotta di classe, giustifica il colpo di stato, non ha remore a rovesciare il sistema elettivo in favore del potere rivoluzionario!

La rivolta girondina, preparata già prima del 2 giugno infiammò il mezzogiorno, da Tolone a Marsiglia fino alla Corsica dove era tornato a guidare gli insorti Pasquale Paoli, ma si estese anche a zone del nord, come Lione o la Normandia; a metà giugno più di sessanta dipartimenti erano in rivolta. Fortunatamente per la Rivoluzione, l’insurrezione girondina non si saldò alla guerra di Vandea, troppo distanti erano le motivazioni, i Vandeani detestavano i borghesi di qualunque fazione fossero; inoltre l’arruolamento nei dipartimenti in rivolta procedeva a rilento, l’insurrezione era più estesa che profonda, si limitava ai borghesi, il popolo non era disposto a combattere per i signori. La Convenzione, per una volta, agì con prontezza e determinazione; non solo colpì con decreti di condanna i capi della rivolta, ma organizzò un’energica reazione armata; vennero rapidamente respinti gli insorti della Normandia, in luglio vennero riprese Nimes e Marsiglia, solo Tolone riuscì a far entrare in porto la flotta inglese; cadrà dopo un lungo assedio cui partecipò anche Napoleone. Lione resistette fino al 9 ottobre.

La reazione della Convenzione non si limitò a misure repressive, si seppero varare anche provvedimenti più lungimiranti, destinati ad incidere in profondità sulla società francese:

  1. Con legge del 3 giugno si stabilirono nuove modalità per la vendita dei beni confiscati agli emigrati; si decise per una ripartizione in piccoli lotti, concedendo agli acquirenti poveri dieci anni per sdebitarsi.
  2. In forma analoga, con legge del 10 luglio, fu stabilita la ripartizione e l’assegnazione dei beni comunali agli indigenti.
  3. Fu stabilito un prestito forzoso di un miliardo di livres a carico delle classi più abbienti, per finanziare le spese di guerra. Su proposta di Robespierre furono però esentati i redditi medio bassi, così da dividere l’opposizione borghese
  4. Infine, con legge del 17 luglio, si abolirono senza indennità tutte le residue rendite feudali; si stabilì inoltre la distruzione di tutti i documenti attestanti questi diritti in modo da evitare ogni futura rivalsa.

 

L’ultimo decreto era destinato ad avere risonanza immediata, perché faceva apparire ai contadini la caduta della Gironda come la liberazione da ogni vincolo feudale; tuttavia, tra i quattro decreti, fu proprio il primo il più foriero di conseguenze durature; le prime vendite delle proprietà ecclesiastiche erano finite in mano a borghesi e speculatori: questo provvedimento invece favoriva apertamente la piccola proprietà contadina ed il risultato finale fu il crearsi di un ceto di piccoli possidenti agrari che costituiranno il nucleo centrale, lo zoccolo duro della società francese negli anni a venire, fino ai giorni nostri.

 Conseguenza inevitabile della caduta della Gironda fu la caduta del primo Comitato di Salute Pubblica, insediato il 6 aprile 1793, costituito in maggioranza da membri neutrali o favorevoli alla Gironda, oltre a Danton; il nuovo Comitato, costituito il 10 luglio, esclude Danton, che si era dimesso, ed è composto da 12 personaggi assai più giovani e determinati, espressione del nuovo corso; comprende 6 montagnardi, tra cui fanno spicco Saint Just Couthon, che diverranno i più fidati collaboratori di Robespierre,  due estremisti, imposti dal Comune, Collot d’Herbois e Billaud Varennes entrano, in un secondo tempo, anche due “tecnici”, Carnot e Pieur de la Cote d’Or. Il Comitato di Salute pubblica è affiancato da un Comitato di sicurezza, per cui si parlerà in seguito del Comitato o dei Comitati, anche se il primo, di salute pubblica avrà funzioni prevalenti; fu con l’ingresso di Robespierre (27 luglio) che il Comitato di Salute Pubblica acquisì importanza ed influenza assolute divenendo, di fatto, il vero e proprio esecutivo della Repubblica. Robespierre si decise ad entrare nel Comitato dopo lunga esitazione, a seguito delle notizie drammatiche provenienti dal fronte del Nord, come dal fronte della Vandea, dove gli insorti passavano da un successo all’altro, ma soprattutto a seguito dell’assassinio di Jean Paul Marat ad opera di Charlotte Corday (13 luglio 1793). 

La Corday proveniva da una famiglia radicalmente realista, i suoi fratelli, emigrati, combattevano negli eserciti della coalizione; Charlotte, viceversa, aveva aderito agli ideali rivoluzionari, era convintamente repubblicana, ma secondo l’interpretazione girondina, diffusa nella sua regione dai deputati della Gironda sfuggiti agli arresti; vedeva nell’estremismo impersonato da Marat il male assoluto. Indignata dalla tiepida risposta degli abitanti della sua regione alla chiamata alle armi dei Girondini e, ancora di più dall’insensata esecuzione del parroco di Caen, Charlotte, che aveva forse letto un po' troppo dei classici, di Plutarco, si decise a dare un esempio ai più tiepidi, si recò a Parigi con la ferma intenzione di affrontare Marat.

Marat, però, presenziava sempre più di rado alle sedute della Convenzione, il dipinto a tutti noto del David lo rappresenta assassinato nel suo bagno; il motivo è presto spiegato, Marat soffriva di una forma assai violenta di eczema cutaneo, contratta, sembra, nelle fogne di Parigi, dove si era rifugiato per sfuggire ad una retata della polizia, poco prima della Rivoluzione. Non esistevano cure a quei tempi, l’unico sollievo erano i bagni tiepidi di acqua ed amido; così il tribuno passava gran parte del suo tempo in bagno, dove però continuava a lavorare, scrivere ed incontrare visitatori. Charlotte riuscì quindi a farsi ricevere sostenendo di avere importanti rivelazioni da fare; giunta al suo cospetto, la Corday esitò, non aveva un piano preciso su come procedere; si lasciò interrogare da Marat circa la situazione in Normandia, fornì inizialmente risposte generiche, ma concilianti; poi, alle richieste sempre più pressanti di indicare i nomi dei girondini rifugiati, Charlotte non potè esimersi. “Bene”, concluse Marat che aveva annotato tutto, “tra otto giorni andranno tutti sulla ghigliottina”. Queste parole infiammarono l’animo della Corday, che si rese infine conto di aver, oltretutto, compromesso i suoi amici; quindi, spostatasi alle spalle di Marat lo pugnalò con una forza insospettata, giungendo al cuore con la lama.

Quattro giorni dopo Charlotte salirà sulla ghigliottina.

La morte tragica di Marat infiammò Parigi dove il tribuno era popolarissimo per la sua costante attenzione alle sofferenze degli umili; sangue chiama sangue, l’assassinio dell’Ami du Peuple aprì la stagione del Terrore.

 La scomparsa di Marat dette inoltre maggior rilievo alla figura di Robespierre, che divenne da quel momento l’unico, indiscusso rappresentante dei sanculotti; la sua personalità, il suo coraggio, la sua temibile eloquenza, il suo provato disinteresse, il prestigio di cui godeva tra le classi meno abbienti ne fecero rapidamente il vero leader del Comitato, sempre operando in stretto contatto con Saint Just e Couthon, il cosiddetto ”Triumvirato”.

Era tempo; le armate repubblicane passavano da una sconfitta all’altra su tutti i fronti, ma era soprattutto la situazione interna che era divenuta insostenibile per la carestia che affliggeva tutto il paese, in particolare Parigi. Si presero misure eccezionali, come il decreto sull’accaparramento votato il 27 luglio; si imponeva a tutti i commercianti di mettere in vendita giornalmente e pubblicamente le derrate di prima necessità, il cui possesso doveva essere dichiarato in municipio; le municipalità erano autorizzate a nominare commissari incaricati di verificare le dichiarazioni dei commercianti ed eseguire requisizioni e sequestri, il libero commercio non esisteva più. Corollario inevitabile di questo primo provvedimento fu l’instaurazione di un calmiere (maximum) su tutte le derrate di prima necessità: fu istituita anche una Commissione, detta Commissione di sussistenza, munita dei più ampi poteri; col diritto di presa tale commissione aveva il potere di requisire derrate ovunque e ridistribuirle tra i distretti secondo le necessità; aveva il potere di fissare il prezzo di calmiere, facendo riferimento ai prezzi del 1790 (!) ed anche i margini di guadagno di grossisti e dettaglianti. Era il Terrore in campo economico!!

Ovviamente queste misure erano destinate a fallire col tempo, come sempre, ma in un primo momento dettero l’illusione di un temporaneo sollievo, importanti quantità di granaglie furono fatte affluire a Parigi, il che valse se non altro a mettere a tacere gli estremisti, gli Arrabbiati ed il loro principale fiancheggiatore, Hebert.

Al Terrore economico, non poteva mancare di far seguito il Terrore politico e sociale; il 28 luglio il Comitato di Salute Pubblica otteneva l’autorità di eseguire arresti, il 23 agosto si votò il decreto di leva in massa e di mobilitazione generale di tutta la nazione; non solo tutti i giovani dai 18 ai 25 anni, non sposati, erano tenuti a presentarsi al capoluogo del loro distretto per essere arruolati, ma tutti i Francesi furono dichiarati in stato di requisizione permanente, fino alla liberazione del territorio nazionale dai nemici; i giovani al fronte, gli adulti o sposati ai servizi di trasporto o alle fabbriche di armi, le donne a confezionare uniformi o tende.

Infine sotto la spinta degli hebertisti fu votata il17 settembre la famigerata legge sui “sospetti”; venivano reputati sospetti:

  1. Tutti coloro che con scritti, discorsi, relazioni, comportamenti si fossero dimostrati favorevoli alla tirannia, al federalismo o nemici della libertà
  2. Chiunque non potesse giustificare, nelle forme prescritte, i suoi averi ed i suoi mezzi di sussistenza.
  3. Tutti coloro a cui fosse stato negato il certificato di civismo.
  4.  Tutti i funzionari pubblici sospesi o destituiti.
  5. Tutti gli ex-nobili insieme ai loro parenti di qualunque grado, che non avessero dimostrato concretamente il loro attaccamento alla Rivoluzione.

Criminalizzare degli individui perché definiti “sospetti” è un concetto che di per sé mette i brividi, ma non basta; un testo così vago ed elastico faceva aleggiare una terribile minaccia non solo sui veri nemici della Rivoluzione, ma su tutti i tiepidi, gli indecisi, o su qualunque avversario politico o non allineato alle tesi del regime; senza contare che la ricchezza o il benessere materiale erano di per sé considerati sospetti.

Il Terrore comincia a mostrare i suoi lineamenti.

Sotto il profilo militare, l’estate del’93 rappresentò il momento più difficile per le armate francesi; il 23 luglio il Coburgo, capo degli eserciti austro-prussiani, si era impadronito di Valenciennes, la strada per Parigi sembrava aperta. A questo punto, però, l’insieme delle misure prese cominciò fortunatamente a dare i suoi frutti, grazie alla mobilitazione collettiva imposta a tutta la nazione, ma grazie anche all’ingresso nel Comitato, che mancava di un esperto in materia militare, di un generale in forza all’esercito, Lazare Carnot, il grande Carnot. Carnot fu, ad un tempo, scienziato, matematico, fisico, generale, politico, ma soprattutto riorganizzatore dell’esercito e della produzione bellica francesi, fu l‘artefice della riscossa delle armate repubblicane, l’”organizzatore delle vittorie”. Vale anche la pena accennare che tutta la famiglia Carnot ebbe modo di segnalarsi nella storia francese in settori diversi, quasi che le capacità e competenze di Lazare Carnot si fossero ripartite tra i figli. In politica si distinse il primo figlio, Hyppolite, il cui figlio diventerà nientemeno che presidente della Repubblica Francese nel 1887; ma ancora di più è da ricordare, in campo scientifico, il figlio minore, Sadi Carnot, fisico geniale morto purtroppo giovanissimo; Sadi Carnot è considerato il creatore della termodinamica.

Il capostipite, Lazare Carnot, si dedicò per intero alla salvezza della Francia; Carnot cominciò a lavorare sulla struttura militare esistente, che soffriva ancora della rivalità tra i soldati di linea (i “culs blanc”) ed i reggimenti di volontari o giovani di leva (i “culs bleu”), che percepivano una paga migliore, erano soggetti ad una disciplina più blanda; potevano inoltre nominare i loro ufficiali. Carnot realizzò l’amalgama, istituendo una nuova unità, la “demie brigade”, costituita da due battaglioni di volontari (o giovani di leva) ed un battaglione di soldati di linea. Questo permise ai giovani di leva di giovarsi dell’esperienza dei colleghi più anziani, essendo stati rimossi i motivi di dissidio; paga e regolamenti di disciplina furono uniformati ed anche le divise divennero uguali per tutti. Ufficiali e sottufficiali venivano designati dai loro pari grado sulla base di una rosa di nomi proposti dai loro inferiori. In questo modo, sotto l’attenta regia di Carnot, cominciò ad emergere una classe nuova di ufficiali, tutti legati alla Rivoluzione, fino ai massimi livelli; nomi come Jourdan, Hoche, Pichegru salgono alla ribalta in questi momenti. Carnot riorganizzò la produzione militare, che languiva da tempo, affidandola ad una mente geniale, Prieur de la Cote d’Or; poi riunì attorno a sé gli scienziati più in vista in tutti i settori, dalla chimica per migliorare le polveri da sparo, alla fisica per la fusione dei pezzi di artiglieria ed il loro impiego, alla topografia, ai trasporti, all’uso del telegrafo ottico. Si interessò anche di strategia, privilegiando le manovre sui fianchi rispetto allo scontro frontale e combinando i movimenti della fanteria con l’appoggio dell’artiglieria; si può tranquillamente affermare che senza un Carnot non ci sarebbe stato neppure un Napoleone; d’altro canto fu proprio Carnot ad individuare quel giovane ufficiale di artiglieria e a seguirne la carriera, fino ad affidargli il comando dell’Armata d’Italia.  Anche al fronte si sentiva la sua presenza; così, in quella difficile estate, dopo il disastro di Valenciennes, i francesi riuscirono ad ottenere due importanti vittorie, la prima ad Hondschoote, dove tra il 7 ed il 10 settembre le “Carmagnoles” riuscirono ad impedire che il Duca di York occupasse Dunkerque, ricongiungendosi agli insorti vandeani. Più significativo ancora fu lo scontro di Wattignies, cui partecipò personalmente Carnot, che guidò la manovra aggirante sui fianchi degli austro-prussiani; il Coburgo riuscì a disimpegnarsi grazie all’aiuto degli inglesi, ma dovette ritirarsi oltre la Sambre, in territorio belga; anche questa non fu una vittoria decisiva, ma l’effetto sul morale delle armate francesi fu determinante.

Le vittorie ebbero  effetto anche sulla situazione interna; già l’atto di accusa contro i girondini del 3 ottobre aveva amputato la Convenzione di 136 dei suoi membri, rendendo la sua composizione assai più omogenea; poi la favorevole situazione alle frontiere aveva aumentato il prestigio del Comitato di Salute pubblica, che ora è molto più libero di agire su due fronti, rendere effettiva la leva in massa, imporre ovunque le misure economiche  già deliberate, come requisizioni e calmiere; il governo rivoluzionario diviene la dittatura di un partito, dittatura esercitata in favore della classe dei consumatori, degli artigiani, dei poveri, ma anche della salvezza della Francia.

 

Inserito il:06/02/2025 11:48:02
Ultimo aggiornamento:06/02/2025 18:12:19
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